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Il Progetto

Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte in Italia, con 240mila vittime ogni anno e sono 7,5 milioni le persone che nel nostro Paese hanno a che fare con problematiche legate alla salute del cuore.

Le conseguenze della pandemia

La paura del contagio da Covid-19 ha allontanato molti pazienti dagli ospedali e dai reparti di Cardiologia e di Emodinamica (Cardiologia Interventistica). Con conseguenze drammatiche e, in molti casi, tragiche. Durante il periodo di lockdown e nel corso della seconda ondata, in Pronto Soccorso gli accessi cardiologici sono infatti scesi mediamente del 40%. Sono diminuiti i ricoveri per infarto acuto e molti pazienti hanno richiesto il soccorso con grande ritardo, provocando un aumento consistente della mortalità e delle complicanze. Le procedure di Cardiologia Interventistica strutturale transcatetere hanno registrato un crollo del 70%.

Vi è stata una diminuzione di tutti i trattamenti delle malattie ischemiche del cuore (infarto acuto del miocardio e angina pectoris) e delle malattie cardiache strutturali (stenosi aortica, insufficienza mitralica, fibrillazione atriale e scompenso cardiaco). I dati riferiscono di morti per infarto triplicate, rispetto allo scorso anno, e di complicanze raddoppiate.

La patologie cardiovascolari restano nettamente la prima causa di morte in Italia. La paura e la diffidenza dei pazienti a rivolgersi alle strutture sanitarie, nonostante l’impegno a mantenere attivi tutti i percorsi di diagnosi e cura di emergenza o urgenza, stanno riportando il nostro Paese indietro di 20 anni sul trattamento delle patologie cardiovascolari la cui efficacia d’intervento è tempo-dipendente.

Il cuore non aspetta

Per queste ragioni il GISE ha fortemente voluto Sicuri al cuore, una campagna educazionale per sostenere l’importanza di una ritrovata fiducia negli ospedali e nelle cure dei cardiologi. La Cardiologia Interventistica, con l’angioplastica coronarica e l’impianto di stent, è il primo e più efficace presidio di cura per l’infarto miocardico acuto. Inoltre, l’eccezionale sviluppo di tecniche mini-invasive transcatetere permette il trattamento di molte patologie cardiache, migliorando la prognosi dei pazienti e riducendo i tempi di degenza nelle terapie intensive e in ospedale. In tempo di Covid-19, le procedure percutanee che sostituiscono o riparano le valvole cardiache danneggiate sono strategiche: non solo impattano positivamente sulla mortalità e la morbilità, ma rispetto agli interventi chirurgici tradizionali riducono i tempi di ospedalizzazione e il rischio di complicanze e assorbono molte meno risorse ospedaliere necessarie per le cure dei pazienti con COVID (ad esempio, minor impiego di respiratori e di letti di terapia intensiva).

A differenza della prima ondata pandemica, che ha purtroppo colto di sorpresa molte strutture sanitarie, sono adesso implementati dei protocolli ospedalieri di sicurezza contro il Covid-19, con percorsi dedicati e sicuri per i pazienti che sono stati o devono essere sottoposti a procedure di Cardiologia Interventistica.

Con Sicuri al cuore vogliamo contrastare gli effetti negativi della pandemia sulle cure cardiologiche. Vogliamo dire no all’aumento degli interventi tardivi, delle complicanze e della mortalità. Il cuore non aspetta.