fbpx

Le patologie – Infarto miocardico acuto

Che cos’è?

L’infarto miocardico consiste nella necrosi (morte cellulare) di una parte del muscolo cardiaco a seguito dell’ostruzione di una delle coronarie, arterie deputate alla sua irrorazione. Lo scarso afflusso di sangue al cuore comporta la mancanza di ossigeno al muscolo cardiaco determinando ischemia che, quando prolungata, genera progressivamente la necrosi tissutale.

L’ischemia acuta è il risultato di un’occlusione parziale o totale di una coronaria prevalentemente a causa della formazione di un trombo su una placca aterosclerotica presente sulla parete vascolare. Altre cause derivano dallo scollamento tra i foglietti della parete coronarica (dissezione), da intensi stress emotivi e sono state descritte forme di infarto cardiaco anche in assenza di malattia coronarica visibile. Si possono distinguere due tipi di infarto acuto del miocardio in base alle modifiche visibili all’elettrocardiogramma: l’infarto con sopraslivellamento del tratto ST o senza sopraslivellamento del tratto ST. Il primo consiste in è una condizione di assoluta emergenza e necessita di un trattamento immediato, mentre il secondo può presentarsi in diverse forme e necessitare di trattamento invasivo in tempi diversi ma, in generale, entro 24 ore.

I sintomi

Di solito, l’infarto del miocardio si presenta con un improvviso dolore o una sensazione di peso al torace, più spesso nella zona centrale del petto, ma a volte può comparire alla spalla, al braccio sinistro, al collo, al dorso o all’addome (alcuni pazienti riferiscono dolore alla “bocca dello stomaco”, spesso confuso con indigestione). Il dolore può essere associato a forte sudorazione. In alcuni casi possono comparire anche mancanza di respiro, vomito, batticuore, perdita di coscienza, shock cardiogeno e arresto cardiaco. A volte però l’infarto si presenta con sintomi meno violenti, più sopportabili e intermittenti, che possono trarre in inganno; i sintomi possono comparire in seguito ad uno sforzo fisico nei giorni precedenti, o in forma più sfumata, per questo motivo non vanno assolutamente sottovalutati.

L’intervento

Le possibilità di guarigione dipendono molto da quanto sono tempestivi il soccorso e le cure. Bisogna sempre chiamare il 118 (o il 112) e non recarsi spontaneamente in Pronto Soccorso (PS) per diversi motivi:

  1. il personale del 118 può eseguire un elettrocardiogramma (ECG), e quindi una diagnosi, a domicilio e attivare i percorsi di cura più adeguati e rapidi, spesso evitando il passaggio dal PS;
  2. alcune gravi complicanze come le aritmie maligne possono essere trattate tempestivamente solo da personale medico o paramedico opportunamente attrezzato.

In caso di infarto con sopraslivellamento del tratto ST, più rapidamente si riesce a riaprire la coronaria ostruita, più celere e completa è la guarigione. Una volta chiamati i soccorsi e fatta la diagnosi di infarto, viene attivata la “rete dell’infarto” che permette al paziente di essere trasferito nel minor tempo possibile presso l’ospedale più vicino dotato di sala di Emodinamica attiva dove viene effettuata la procedura di angioplastica primaria percutanea: l’arteria coronaria chiusa (responsabile dell’infarto) viene aperta mediante l’utilizzo di palloncini e stent e, solo in tal caso, il quadro clinico del paziente può andare incontro a rapido miglioramento. Il paziente resterà ricoverato in una terapia intensiva coronarica fino alla risoluzione del quadro clinico e alla normalizzazione dei parametri di laboratorio. Per quanto riguarda il secondo tipo di infarto, senza sopraslivellamento del tratto ST, la coronarografia ed eventuale angioplastica vengono effettuate con tempistiche diverse, in base al quadro clinico del paziente e alle modifiche degli esami del sangue, comunque nella maggior parte dei casi entro le 24 ore dal ricovero. Anche in questo caso, seguirà una degenza nel reparto di terapia intensiva cardiologica e quindi in cardiologia.

L’infarto è un evento altamente tempo-dipendente: più si indugia, maggiore è la compromissione del muscolo cardiaco. Ogni istante è prezioso: per ogni 10 minuti di ritardo nella diagnosi e nel trattamento, la mortalità aumenta del 3%. Oltre ad aumentare il rischio di non sopravvivere, la perdita progressiva del muscolo cardiaco si tradurrà in conseguenze proporzionalmente più gravi sulla qualità di vita, compromettendo la possibilità di ritorno a una vita normale. Le procedure urgenti, come nel caso dell’infarto miocardico, vengono effettuate giorno e notte (h24/24).

In tutti i centri di riferimento per il trattamento invasivo delle patologie cardiovascolari sono stati individuati percorsi differenziati tra pazienti in cui vi è un sospetto o una confermata infezione da Covid-19 e persone non contagiate. Al momento dell’accesso del paziente con infarto miocardico acuto, gli ospedali sono attualmente attrezzati per eseguire tamponi rapidi per Sars-Cov2, in modo tale da poter gestire la procedura di emergenza per il paziente con eventuali dispositivi di protezione personale dedicati e poter stabilire il miglior percorso successivo di degenza. L’ospedale resta luogo di cura e al suo interno vengono prese tutte le misure necessarie per la prevenzione delle infezioni, proteggendo i pazienti e gli operatori, mediante dettagliati protocolli di sicurezza.