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Le patologie – Ictus

L’ictus cerebrale rappresenta la terza causa di morte nei paesi sviluppati e la prima causa di disabilità nel mondo. In Italia si verificano 2-3 casi di ictus ogni 1.000 abitanti ogni anno, vale a dire che ogni medico di famiglia registra 2-3 casi nuovi all’anno.

Che cos’è

L’ictus, anche definito infarto cerebrale o stroke, è un danno cerebrale che si verifica quando l’afflusso di sangue diretto al cervello si interrompe improvvisamente per la chiusura o la rottura di un’arteria. Nel primo caso si parla di infarto cerebrale o “ictus ischemico” che è la forma di più frequente. Nel secondo caso, invece, si parla di un’emorragia cerebrale o “ictus emorragico” ed è la forma più grave, poiché conduce alla morte in oltre il 50% dei casi. La chiusura o l’ostruzione delle arterie che portano il sangue al cervello si verifica spesso in seguito alla formazione di depositi di grasso a carico delle arterie.

L’improvviso deficit neurologico di entità variabile e persistente nel tempo, è caratterizzato da una perdita di motricità, sensibilità o di una delle funzioni superiori (come memoria, linguaggio, capacità di ragionamento, di pianificazione). Si ha una gravità variabile che può provocare: perdita di tessuto cerebrale senza che compaiano segni o sintomi clinici; manifestazioni che durano da pochi minuti a non oltre 24 ore; problemi che causano invalidità anche persistenti; morte in tempi brevi.

Cause e sintomi

L’incidenza è in diminuzione mentre la prevalenza (ovvero le persone che sopravvivono a un ictus) e i costi sono decisamente in aumento. La principale causa è un’ipertensione non trattata che esplica la sua azione sulle arterie del collo, le carotidi, sulle cui pareti possono formarsi depositi che, staccandosi, ostruiscono i vasi. Tale ostacolo porta a una sofferenza delle cellule nervose, prive di nutrimenti e dell’ossigeno necessari alla loro sopravvivenza. Allo stesso risultato conduce anche la rottura di un’arteria cerebrale. L’ictus emorragico è provocato dall’indurimento delle pareti dei vasi, a sua volta causato da elevati e costanti valori di pressione sanguigna.

A volte l’ictus si manifesta senza alcun segno premonitore, ma spesso il deficit circolatorio al cervello ha già dato qualche fastidio, che magari non è stato riconosciuto. Ciò capita quando si verifica un TIA, o Attacco Ischemico Transitorio. Il TIA è per l’ictus quello che l’angina rappresenta per l’infarto, ovvero un calo temporaneo nell’afflusso di sangue al cervello, sufficiente a determinare qualche sintomo ma non tanto prolungato da indurre la morte dei neuroni. 1 persona su 3 tra quelle che hanno avuto un TIA è destinata ad andare incontro a un vero e proprio ictus, che in 1 caso su 5 compare entro un anno. La precocità nei soccorsi consente di migliorare le possibilità di cura immediata e di ridurre il rischio di invalidità permanente.