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Le patologie – Arresto cardiaco

Che cos’è

L’arresto cardiaco è un evento caratterizzato dall’inefficacia o dalla perdita della consueta attività cardiaca che porta ad una improvvisa perdita di coscienza.

I Sintomi

Circa il 50% delle vittime di arresto cardiaco hanno sintomi premonitori nelle 4 settimane precedenti, la maggior parte dei quali transitori. L’altro 50% sono invece completamente asintomatici. I sintomi più frequentemente riportati sono il dolore toracico e la dispnea (mancanza di fiato, affanno). Altri sintomi riportati con minore frequenza sono palpitazioni, debolezza, vertigini o fatica. Quasi l’80% dei pazienti manifesta sintomi entro un’ora dall’insorgenza dell’arresto cardiaco. I sintomi che insorgono poche ore o minuti prima dell’evento, sono più specifici per la cardiopatia sottostante e di solito secondari ad aritmie, ischemia o insufficienza cardiaca.

L’intervento

L’inizio di una precoce rianimazione cardiopolmonare e la presenza di un ritmo defibrillabile (tachicardia ventricolare senza polso e fibrillazione ventricolare), cioè un’aritmia che può essere interrotta con l’uso del defibrillatore, sono fattori che aumentano le probabilità di sopravvivenza del paziente. Le probabilità sono invece più basse in caso di ritmi non defibrillabili quali asistolia o attività elettrica senza polso. Nel 27%-58% dei pazienti con fibrillazione ventricolare, si è documentata occlusione acuta di un vaso del cuore (coronarie), perciò, una volta giunti i soccorsi, è fondamentale il trasporto del paziente verso un ospedale dotato di sala di cardiologia interventistica per esecuzione di una coronarografia urgente (esame invasivo percutaneo che permette di visualizzare i vasi del cuore). La rivascolarizzazione miocardica precoce in questo sottogruppo di pazienti è stata associata a una migliore sopravvivenza e ad esiti neurologici favorevoli.

La riperfusione precoce può anche essere essenziale per la gestione emodinamica del paziente ed il mantenimento della perfusione d’organo dopo ripresa di circolo.
Il tempismo dell’intervento sanitario è fondamentale e ogni minuto perso comporta una riduzione della sopravvivenza del 7-10%. Tra tutti gli organi, il cervello è il più sensibile all’ipoperfusione sistemica dalla cessata attività cardiaca: in pochi secondi si ha perdita di coscienza, mentre dopo circa 4 minuti si hanno danni irreversibili. In caso di assenza di ripresa dell’attività cardiaca ed in assenza della rianimazione cardiopolmonare, si giungerebbe alla morte in pochi minuti. La massima probabilità di sopravvivenza per i pazienti con arresto cardiaco extraospedaliero oscilla tra il 20% e il 30%. L’esito della rianimazione sul campo è fortemente influenzato dal ritmo di esordio dell’arresto cardiaco e dal tempo trascorso dal collasso, per questo è fondamentale non perdere tempo, iniziare subito le manovre rianimatorie ed avvisare il personale sanitario d’emergenza per il trasporto verso il più vicino ospedale.