fbpx

Le patologie – Angina stabile

Che cos’è?

L’ angina pectoris è un sintomo caratteristico di patologia al cuore e vuol dire “stretta al torace”. È dovuta ad uno scarso afflusso di sangue al cuore che comporta la mancanza di ossigeno al muscolo cardiaco. Il sangue trasporta l’ossigeno e i nutrienti necessari, ma se il flusso non è adeguato si verifica ischemia. A differenza dell’infarto, l’ischemia non è spontanea ma è innescata da uno sforzo fisico, di durata minore, spesso reversibile con la cessazione dell’attività e non provoca morte cellulare.

La malattia aterosclerotica è la principale causa dell’angina stabile e riconosce alcune condizioni favorenti detti “fattori di rischio”: la familiarità per patologia cardiache, l’elevata pressione arteriosa, l’obesità, il diabete, la sedentarietà, il fumo, livelli di colesterolo e trigliceridi elevati nel sangue. Il livello di colesterolo aumentato rappresenta un importante fattore di rischio perché favorisce depositi in placche che possono restringere le arterie in tutto il corpo, comprese quelle del cuore chiamate coronarie. Il colesterolo che si deposita nelle placche è il cosiddetto colesterolo “cattivo” (detto anche LDL-colesterolo).

Più raramente la riduzione del flusso può dipendere da un restringimento della coronaria dinamico, dovuto ad uno spasmo della parete muscolare, oppure a problemi di minuti capillari arteriosi che formano il microcircolo del cuore.
In caso di angina stabile il restringimento della coronaria non determina un’occlusione completa del vaso quanto una riduzione più o meno rilevante del lume.

I Sintomi

L’angina stabile è quindi espressione di sofferenza cardiaca e diventa invalidante all’aumentare delle necessità di consumo da parte del cuore (sforzi fisici, fase digestiva, freddo, stress emotivi). Gli episodi di “dolore”, tipicamente simili a quelli di un peso sul petto, compaiono in situazioni riconoscibili e ripetibili (per esempio il numero di scalini fatti, la distanza camminata, una piccola salita prima affrontata senza problemi). Questo segnale rappresenta la “soglia” al di là della quale l’apporto di sangue per il cuore diviene scarso ed insufficiente. Il dolore anginoso regredisce dopo qualche minuto con il riposo, quando si riduce la richiesta di ossigeno da parte del miocardio.

L’intervento

Tra i trattamenti indicati soprattutto per le forme più gravi di angina pectoris, ovvero quelle che insorgono anche a riposo o a bassa soglia, c’è l’angioplastica coronarica percutanea, un intervento che prevede l’allargamento della coronaria mediante strumenti dedicati, palloncini e sottilissime reti metalliche che mantengono aperto il lume (stent): il pallone viene gonfiato ed espanso in corrispondenza del restringimento dell’arteria, migliorando il flusso di sangue a valle e risolvendo l’angina.

Il tempismo dell’intervento, accanto ad un’adeguata terapia anti-ischemica, deve essere valutato dal cardiologo di fiducia, in quanto la riduzione del flusso può essere determinata da un restringimento sempre più importante delle coronarie (stenosi), tale da non permetterne un apporto valido in condizioni di aumentata richiesta. Il progressivo peggioramento della sintomatologia (aumento di frequenza/intensità degli episodi di angina pectoris o comparsa per sforzi fisici sempre più blandi) necessita tuttavia di una valutazione cardiologica urgente (in Pronto Soccorso o presso il cardiologo di fiducia).